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Depressione Post Partum – Non solo un problema di Mamma

Sull’argomento le neo-mamme sanno davvero poco e quel poco che le persone normali conoscono si basa sui film o sui consigli dei medici (pediatri e ginecologi principalmente), con alcune terribili conseguenze dettate principalmente dalla Paura di affrontare una madre in difficoltà nel suo complesso:

1 – si tende a trattare i sintomi e quasi mai la causa

2- i medici, così come gli psichiatri molto spesso, opteranno per gli psicofarmaci senza consigliare un percorso terapeutico quando necessario

3- un pediatra o un ginecologo non può conoscere la differenza tra BabyBlues, Depressione Post Partum e Psicosi Puerperale, e forse neanche la differenza tra Depressione post partum e Depressione maggiore

Per capire l’importanza di una terapia familiare soprattutto in quest’ambito vi basta riflettere dieci secondi sui fattori di vulnerabilità più comuni nelle neo mamme depresse:

1- perdita della madre prima degli 11 anni

2- mancanza di una relazione intima coniugale

3- mancanza di un lavoro retribuito

4- tre o più figli sotto i 14 anni

A parte il lavoro retribuito forse, stiamo parlando di fattori troppo legati con il sistema familiare per poterli ignorare ed affrontare il problema con metodi mirati al singolo ed ai sintomi specifici.

Non è possibile pensare alla Madre senza pensare prima alla Donna, alla Moglie ed al suo vissuto di Figlia. Ragionare sulla maternità senza considerare questi aspetti è lo stesso errore che si fa spessissimo nell’affrontare i disturbi alimentari come elementi dell’individuo e non del sistema familiare.

Questo non significa che il problema debba necessariamente essere affrontato in terapia con la presenza fisica di tutti i membri della famiglia, ma c’è davvero bisogno di considerare le difficoltà della madre come:

  • una Coppia che deve subire le modifiche necessarie per accogliere un terzo (tra gelosie inconsce e gestione dell’intimità)
  • un’identità di Donna che deve combattere con la nuova identità di Madre senza perdersi in essa
  • il lutto dell’identità di Figlia e tutti i problemi di un sano sviluppo ed una sana differenziazione nel sistema familiare di origine della neo mamma
  • un sintomo di qualcosa di più grande o precedente alla maternità, un grido sommesso che chiede attenzione non solo alla donna ma alle storie di Due Famiglie

Questo succede praticamente sempre per i primi quindi giorni ed è per questo che si parla di BabyBlues nel 70% dei casi ma la situazione diventa un campanello quando la storia continua dopo le prime settimane. Parlo di Campanello perché ho un rispetto sacro per i sintomi, nostri principali alleati per prenderci cura di noi stessi e per farci aprire gli occhi su dinamiche relazionali dannose per la nostra crescita.

Prendetevi cura di voi, perché nessuno lo farà al posto vostro.

n.b.   –   sintomi della depressione postnatale sono:

  • Umore depresso, tristezza;
  • Pianto incontrollato;
  • Sensazione di perdita di valore;
  • Ansia e attacchi di panico;
  • Senso di colpa e autobiasimo;
  • Stanchezza, affaticamento;
  • Eloquio e movimenti rallentati;
  • Perdita di interesse per altre attività tra cui quella sessuale;
  • Disturbi dell’appetito;
  • Ridotta capacità di concentrazione e di prendere decisioni, confusione mentale;
  • Instabilità emotiva;
  • Disturbi del sonno;
  • Ritiro dal mondo;
  • Comportamenti difensivi;
  • Giudizio negativo di sé come cattiva madre;
  • Negazione dei vissuti depressivi;
  • Preoccupazioni ossessive;
  • Senso di disperazione, inadeguatezza e pensieri costantemente pessimisti;
  • Angoscia, pensieri di morte e idee suicidarie.

Non vi spiegherò le differenze tra BabyBlues, Depressione Post Partum/Peripartum e Psicosi Puerperale – vi basti sapere che sono 3 categorie di grado molto differente per sintomi e durata degli stessi. Elencarvi le differenze non vi aiuterà molto e trovo rischiosissima l’autodiagnosi, quindi se desiderate affrontare una simile problematica consultate uno psicologo o un terapeuta.

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La favola dell’ ADHD e del magico Ritalin/Adderall

Oggi parliamo di una delle favole meglio raccontate dal 1980 ad oggi.

In Ospedale spessissimo arrivano da me bambini con le cosiddette diagnosi da “deficit d’attenzione ed iperattività” o “ADHD”, così formulate da medici, persino maestri di scuola, psichiatri e purtroppo anche da colleghi psicologi…

Tenete presente che in America nel 95 sono arrivati a diagnosticarlo al 50% della popolazione infantile, e quindi un fiume di Ritalin venne venduto in America ed è ormai divenuta una della SmartDrug per eccellenza negli adolescenti bianchi e un grande stimolatore dell’iperlavoratore rampante.

Per nostra immensa fortuna, il padre scientifico dell’ADHD ha avuto, sette mesi prima di morire, una botta di umanità, rivelando al mondo intero che l’ADHD è “uno dei primi esempi di malattia inventata”.

Sebbene Leon Eisenberg dal 1980 al 2012 si fosse tenuto il segreto di pulcinella per sé, ora è evidente l’imbarazzo che questa rivelazione dovrebbe provocare nell’ Associazione Psichiatrica Americana, eppur nulla si muove… quindi Muoviamoci Noi!

Rispettiamo le VERE patologie senza AGGIUNGERNE altre

Rispetto i sintomi quali il deficit d’attenzione, l’iperattività e l’impulsività e credo davvero che si possa lavorare in tanti modi con questi sintomi, soprattutto pero’ se considerati all’interno del sistema familiare in cui compaiono, ed in base al loro possibile fine secondario, non con il magico Ritalin di certo.

Ho visto tantissimi bambini con diagnosi di ADHD ed Iperattività scatenare l’inferno in terra per poter richiamare il padre, lavoratore indefesso, in casa propria nel letto materno ormai nido per la prole.

Ho visto bambine farsi bocciare 3 volte di seguito pur di non concedere ai genitori la possibilità di guardare la coppia inesistente, rimanendo concentrati sul ruolo di genitori preoccupati.

Ho conosciuto ragazzi con problemi all’università fuori sede che dovevano tornare a casa perché la famiglia soffriva della sindrome del nido vuoto ma tutti credevano che il ragazzo avesse problemi dell’attenzione…

Cercate anche la breve autobiografia scritta di suo pugno prima della morte: “Were We Asleep at the Switch?”

“c’eravamo addormentati quando hanno premuto il pulsante?”